Sono stata, sono, e sarò sempre suora Sacramentina

Anna Maria
nome di vocazione religiosa scelto da Adelaide

Adelaide e Candido,
a immagine della coppia dell’Incarnazione

La guarigione miracolosa di don Ettore Bonaldi
Adelaide, vittima espiatoria per i sacerdoti

La morte santa di Adelaide

La morte di Adelaide appare chiaramente, come il compimento della Missione accettata e vissuta da Adelaide, come SUORA SACRAMDENTINA, nella sequela di Cristo, il Verbo di Dio, che, per questo fine, si è fatto uomo e ha sofferto fino a morire sulla Croce per salvare gli uomini e unirli come una sola famiglia, in una sola Chiesa.
- Per questo la morte di Adelaide – quale compimento della Missione Eucaristica ricevuta dalla santa Vergine il 14 maggio 1944 – è un grande dono per la Chiesa,
E poiché la morte santa di Adelaide è tutt’uno con la sua Missione, possiamo dire che: se la partecipazione alla Missione di Adelaide, e al suo martirio, permette di accedere alla stessa Missione della Vergine, e dunque della Chiesa, così la partecipazione alla morte di Adelaide permette di accedere alla morte nelle mani della santa Vergine, e dunque della Chiesa.
La morte santa di Adelaide è un grande dono, perché la promessa della santa Vergine di portare Adelaide in Paradiso dopo una vita di martirio, è da considerarsi, ecclesialmente estesa a tutti coloro che vi partecipano dopo una vita di martirio spesa nell’offerta di sé, seguendo Adelaide quale modello per la Chiesa e della Chiesa.
Testimonianza dell’infermiere dell’Hospice dell’Istituto dei Tumori di Milano, che ha accompagnato Adelaide alla morte.
Non ricordo tutti i pazienti che ho gestito in 10 anni di lavoro in Cure Palliative, non ho una memoria così forte ahimè, anzi, ma Adelaide e alcuni passaggi dell’assistenza ad Adelaide li ricordo molto bene, e li conservo come doni preziosi nel mio cuore. Non posso divulgare dati sensibili di Adelaide legati alla sua patologia, anche perché non li ricordo, ma posso certamente raccontarti quello che mi ha lasciato in dono assistendola; ovviamente non parlo di doni materiali, ma spirituali.
Adelaide è stata ricoverata da noi per due volte, nel periodo primavera/estate del 2014. Durante i due ricoveri Adelaide non aveva mai raccontato del suo passato né tantomeno della sua veggenza e delle apparizioni della Madonna, si era solo limitata a dire che per lei la Fede era una parte fondamentale della sua vita. La prima volta era stata ricoverata in camera 6 (abbiamo 10 camere di degenza in Hospice) e ricordo bene il suo ingresso perché sono stato io ad eseguire la raccolta dati e l’accettazione in reparto della paziente. Di quel momento ricordo di essere rimasto affascinato dalla sua persona, aveva una tale serenità nella sua consapevolezza di non guarigione e prossimità alla morte, che pochi pazienti hanno. Ricordo che durante le domande di rito mi aveva parlato della sua grande Fede e della vicinanza alla Vergine Maria e queste rappresentavano le sue certezze che le davano la forza di andare avanti ed affrontare il suo fine vita. Ricordo bene quel momento perché ho in mente il grande imbarazzo che ho provato, nel non sapere cosa dire, nel non sapere cosa fare, nel tentare di nascondere i miei occhi lucidi pieni di commozione, nel non riuscire a trovare le parole di conforto che usualmente utilizziamo con i pazienti terminali, perché Adelaide pur essendo terminale era Lei che stava confortando me e mi diceva “Stai tranquillo, non devi dirmi nulla! Stai facendo un buon lavoro, non devi dire o fare altro, io sono tranquilla!”.
Ecco pur non sapendo chi fosse, l’energia e la personalità di Adelaide la precedevano, lasciando esterrefatto chi si rapportava a lei. Dopo qualche giorno era stata dimessa, aveva fatto rientro nella sua casa, gestita in assistenza domiciliare, fino ad arrivare dopo un po’ di tempo al suo secondo ed ultimo ricovero in Hospice. Per il suo secondo ingresso era stata ricoverata nella stanza di degenza numero 7, dove poi è deceduta. Di questo suo secondo step da noi, ricordo molto bene il momento della sua morte, perché ero io di turno in reparto quella notte.
Era una notte tranquilla, non c’erano particolari criticità e tutto quindi propendeva per una notte abbastanza serena. Era evidente che Adelaide ci stava lasciando perché i parametri vitali erano alterati, non vi era più la diuresi e il suo volto aveva assunto una diversa fisionomia, tipica di chi si accinge al trapasso, ma a differenza di tanti altri pazienti Adelaide aveva mantenuto la sua lucidità fino alla fine, aveva mantenuto un buono stato di vigilanza e l’eloquio era comprensibile, seppur si esprimeva con una voce molto flebile.
Erano circa le 3 di notte quando mi ero fermato più a lungo nella stanza di Adelaide, non so perché quella stanza e quella paziente mi chiedevano di entrare così spesso, lei non suonava il campanello, forse perché in me c’era quel desiderio di vicinanza fisica ad Adelaide che non sapevo spiegare, riconoscendo inconsciamente la grandezza di quello che stava succedendo. Certamente quando un paziente sta morendo entriamo spesso nella sua stanza, ma quell’assistenza era diversa, aveva qualcosa di inspiegabile, come se ci fosse una calamita.
Non era sola, ad assisterla durante la notte c’era la figlia. Spesso entravo in quella stanza per vedere le condizioni di Adelaide e per accertarmi che non soffrisse e se avesse bisogno di qualcosa.
Erano quindi circa le 3 di notte, da una parte la figlia e dall’altra io le tenevamo la mano, entrambi con gli occhi ludici, Adelaide si rivolse a me e mi disse: “Grazie Gianluigi, va tutto bene, è qui con me la Madonna! Ora mi devi lasciare la mano perché la devo dare a lei! Tu mi hai accompagnata fin qui ma ora devo andare con Lei! Grazie di tutto!”, e con una lacrima che scendeva dal suo viso, tipica di molti pazienti la cui anima abbandona il proprio corpo, Adelaide esala il suo ultimo respiro.
Questo è il dono di Adelaide!

Adelaide, apostola degli ultimi tempi
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Testi degli articoli di questa pagina
Anna Maria, nome di vocazione religiosa di Adelaide
Adelaide ha avvertito intimamente ch’era venuta al mondo per essere suora, a sei anni, nei giorni in cui, ancor bambina, partecipava alle Messe celebrate dall’amico Candido nel bosco sopra il villaggio di Ghiaie, con i bambini del Cielo e gli angeli; vocazione, che la santa Vergine le confermerà l’anno successivo nella seconda apparizione del 14 maggio 1944, con queste parole – fra il 14° e il 15° anno ti farai suora sacramentina – facendole capire che Dio l’aveva scelta per essere suora e compiere, come suora sacramentina, una grande Missione.
Da quel giorno Adelaide si sentirà sempre suora sacramentina, fino agli ultimi tempi della sua vita di martirio, quando, inascoltata, e purtroppo anche irrisa, continuerà a ripetere: Sono stata, sono, e sarò sempre suora Sacramentina.
Una chiara conferma di questa asserzione la si rinviene nella lettera scritta da Adelaide il 24 luglio 1986 a Madre Alipia Superiora delle suore Sacramentine del convento di Lavagna, nella quale, con immenso dolore, Adelaide dichiara che ha sempre sentito di appartenere alla famiglia delle suore Sacramentine come una di loro. Così scrive Adelaide in quella lettera:
Non ho mai dimenticato il periodo trascorso nel nostro istituto, mi permetto di chiamarlo così, perché io mi sono sempre sentita parte delle Sacramentine anche se le molteplici vicissitudini mi hanno tenuta lontana. Non ho mai cessato di amare la Congregazione
Questa struggente e appassionata dichiarazione d’amore, oltre a confermare l’asserzione che Adelaide reiterava negli ultimi tempi – Sono stata, sono, e sarò sempre suora Sacramentina – pone un’inevitabile domanda, ovvero: con quale nome Adelaide avrebbe voluto essere riconosciuta come suora Sacramentina.
La risposta si trova semplicemente ricordando che all’ospedale Policlinico di Milano – dove lavorava come infermiera caposala dopo essere stata espulsa con brutale violenza dal convento di Lavagna – Adelaide aveva scelto di essere chiamata con il nome di Anna Maria, non solo per non essere riconosciuta come la veggente delle apparizioni di Ghiaie, ma soprattutto perché il nome Anna Maria era il nome di vocazione da lei scelto, certamente in accordo con la santa Vergine, come suora Sacramentina. E così comprendere che all’ospedale Policlinico di Milano Adelaide esercitava la professione, non solo come infermiera, ma come suora infermiera, poiché, lei era, non solo infermiera, ma prima di tutto suora, come lo era stata da sempre e come lo sarebbe stata sempre.
Adelaide amava tanto, fin da bambina, il nome Anna Maria, col quale voleva essere riconosciuta come suora. La conferma ho potuto riceverla qualche anno prima della sua morte, quando – ottenuto da lei il permesso di narrare, come una favola, gli eventi soprannaturali da lei vissuti con Candido nel bosco sopra il villaggio, che lei stessa mi aveva svelato – avendole chiesto con quali nomi avrei potuto rappresentare lei e Candido in questa storia meravigliosa, mi aveva indicato subito due nomi: per Candido il nome di Jacopo come il grande poeta religioso di Todi, e per lei Anna Maria, senza però, aggiungere altro, come aveva fatto per altri episodi della sua vita, lasciando a me il compito di comprendere l’importanza del nome, Anna Maria, nel quale il nome della santa Vergine, Maria, è unito a quello della sua santa madre, Anna.
Ed io più volte sono tornato col pensiero a quel nome, nel quale, alla fine, si è dipanata la radice sapienziale della vocazione religiosa di Adelaide, e la divina Missione alla quale Adelaide è stata chiamata da sempre, come suora.
M’è parso di comprendere che Adelaide, desiderava essere riconosciuta come religiosa col nome di Anna Maria per ricordare che il Verbo di Dio nostro Redentore è germogliato dal seno della Vergine Maria, come il fiore dalla verga spuntata dalla radice di Jesse, padre di Davide, alla stirpe del quale apparteneva la madre Anna, e perciò la stessa santa Vergine, secondo la profezia di Isaia: “Una verga spunterà dalla radice di Iesse, e un fiore germoglierà dalla sua radice” (Is 11,1).
Scegliendo il nome di Anna Maria, Adelaide ha voluto dunque, porre al centro della propria vocazione religiosa, come suora sacramentina, questo grande mistero nascosto fin dall’inizio dei secoli, e rivelato dalla santa Vergine che ha accettato di ospitare nel proprio Seno Verginale il Verbo di Dio, affinché in lei prendesse la carne umana per partorire, con Lui, nel suo santo Sacrificio, sul talamo della Croce, la Chiesa, Casa di Dio, e con Lui e riunirla, mediante il suo corpo e il suo sangue nell’Unica Comunione d’Amore.
Sublime Missione Eucaristica che Adelaide avrebbe dovuto compiere, come suora sacramentina, concependo misticamente il Verbo di Dio, e divenire immagine della santa Vergine, secondo le parole che le ha detto la stessa santa Vergine, in obbedienza al Divin Figlio, nella seconda apparizione del 14 maggio 1944: fra il 14° e il 15° anno ti farai suora sacramentina,
nelle quali parole, in particolare nel comando ti farai, ricordando che fra il 14° e il 15° anno la santa Vergine ha concepito il Verbo di Dio, sentiamo chiaramente evocare anche le parole pronunciate da Dio a Davide, per mezzo del profeta Natan: Il Signore ti annuncia che farà a te una casa,
e grazie a questa evocazione comprendere che,
mediante la Grazia di Dio, con l’aiuto della santa Vergine, Adelaide suora sacramentina, sarebbe diventata immagine della stessa santa Vergine, quale Casa di Dio, e il suo cuore, come quello della stessa santa Vergine, tabernacolo del Signore, per rendere visibile la presenza del Verbo di Dio tra noi e rendere attuale, nel suo santo sacrificio, la redenzione del genere umano, alla partecipazione della quale, uniti alla santa Vergine, e con Adelaide, suor Anna Maria, tutti sono chiamati.
Adelaide e Candido, a immagine della coppia dell’Incarnazione
come abbiamo ricordato, Adelaide si sentirà sempre suora sacramentina, fino agli ultimi tempi della sua vita di martirio, quando, inascoltata, e purtroppo anche irrisa, continuerà a ripetere: Sono stata, sono, e sarò sempre suora Sacramentina.
Questa asserzione assai importante permette di comprendere che Adelaide ha sempre concepito la propria vita e la propria vocazione religiosa come eternamente pensata nel disegno eterno di Dio, nel quale l’ha collocata la santa Vergine, il 30 maggio 1944, nella sua penultima apparizione, dicendole. – “Cara bambina tu sei tutta mia”
dichiarazione solenne con la quale la santa Vergine, quel giorno, ha sancito la totale ed eterna appartenenza di Adelaide a Lei, Madre di Dio, creata prima che il mondo fosse, secondo le parole della Sapienza scritte nel libro dei Proverbi e riferite dalla Chiesa alla stessa santa Vergine: “Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. Dall’eternità sono stata costituita.”
Occorre anche aggiungere che nel disegno eterno di Dio, Adelaide non si collocava sola, ma sempre unita all’amico Candido che aveva ricevuto, attraverso di lei, dalla santa Vergine, la conferma della vocazione sacerdotale nello stesso giorno in cui la santa Vergine aveva confermato a lei la vocazione religiosa. Adelaide ha sempre concepito la propria vocazione religiosa come suora Sacramentina in unità con Candido sacerdote in un sublime accordo d’Amore divino costituito fin dal Principio
Per intendere questo eccelso disegno divino nel quale Adelaide, ancor prima della creazione del mondo, è stata contemplata, nel Cielo di Dio, come suora accanto a Candido sacerdote, possiamo riprendere le parole con le quali Candido eleva la propria vocazione sacerdotale a sublimi impensabili altezze.
Nel suo quaderno del Seminario, alla vigilia dei santi esercizi della professione dei voti solenni, Candido così scrive:
O grande dignità religiosa, o immensa bontà di Dio. Vi fu una creatura sulla quale Dio con compiacenza egualmente amorosa, posò i suoi occhi divini. La sera non era ancora apparsa nella sua fresca bellezza, i cupi abissi non si sprofondavano ancora nel globo, le fonti delle acque non scaturivano ancora, i monti non poggiavano sulle loro poderose basi, i colli non si slanciavano ridenti verso il cielo e già Iddio aveva pensato a me, mi amava e mi elesse per suo discepolo. Egli già si deliziava in me predestinato e divinamente prediletto dal suo Cuore.
Le parole di Candido, che riprendono quelle proclamate dalla Sapienza Creatrice, illuminano, non solo la propria vocazione sacerdotale, ma anche la vocazione religiosa di Adelaide, radicata nella stessa fonte divina da cui è sgorgata la vocazione di Candido, e dunque in totale accordo con la vocazione sacerdotale di Candido;
accordo confermato dalla stessa santa Vergine che li ha uniti, nella sua seconda apparizione a Ghiaie, lo stesso giorno, domenica, 14 maggio 1944, Tempo di Pasqua nella stessa Missione Eucaristica – Adelaide come suora Sacramentina e Candido come sacerdote missionario secondo il suo Sacro Cuore – perché l’Eucarestia fosse conosciuta nel mondo come sorgente prima, unica e assoluta di Comunione d’Amore e di Pace.
Purtroppo, questo mirabile accordo eucaristico fra Adelaide e Candido sarà spezzato da una ferocissima persecuzione suscitata all’interno della Chiesa dai nemici della santa Vergine, e il sublime disegno di Dio profetizzato per loro dalla stessa santa Vergine sembrerà irrimediabilmente infranto. Ma Adelaide lo considererà sempre attuale.
Lo dichiarerà con fermezza pochi giorni prima di morire scrivendomi: Sì il disegno è reale e io mi sto avvicinando sempre più alla Mamma…La mia vita e tutto quello che la Mamma mi ha regalato vivono e vivranno in me per l’eternità – E poi così continuava – Le cose verranno alla luce alla mia morte, tanto non è lontana. Finalmente vedrò il mio Candido, sono impaziente di riabbracciarlo, profuma di rosa.
A lungo ho riflettuto su queste parole cercando di comprendere in cosa consistesse il disegno di Dio pensato per lei e per Candido, senza tuttavia rinvenirne il senso profondo, ch’è affiorato dopo molto tempo alla mia mente, riflettendo sul nome di vocazione – Anna Maria – scelto da Adelaide in accordo con la santa Vergine.
M’è parso di comprendere, come ho affermato nella precedente riflessione,
che in quel nome, secondo la disposizione dettata dalla santa Vergine nella seconda apparizione del 14 maggio 1944, Adelaide, abbia posto al centro della propria vocazione religiosa il grande mistero dell’Incarnazione, affinché fosse riattualizzato secondo le stesse parole che le ha detto la santa Vergine: fra il 14° e il 15° anno di età ti farai suora Sacramentina;
e dunque, m’è parso di comprendere che Adelaide avrebbe dovuto farsi suora Sacramentina, in obbedienza al disegno di Dio su di lei, per divenire immagine della santa Vergine, concependo misticamente il Verbo di Dio, alla stessa età in cui la santa Vergine Lo ha concepito nel suo seno Verginale, ovvero fra il fra il 14° e il 15° anno di età, affinché Candido sacerdote potesse offrirLo all’altare, sempre unito in spirito a lei, e alla santa Vergine, nel santo Sacrificio Eucaristico.
M’è parso allora chiaro che la ferocissima persecuzione contro Adelaide era stata suscitata dall’antagonista della santa Vergine, il diavolo, il quale, da sempre odiatore dell’Incarnazione del Verbo di Dio nel seno della santa Vergine, avendo capito che le apparizioni della Vergine a Ghiaie avrebbero segnato la sua definitiva sconfitta, aveva individuato nell’accordo d’Amore divino fra Adelaide e Candido, immagine della coppia sublime dell’Incarnazione, l’ostacolo da abbattere per spezzare il disegno di Dio rivelato dalla santa Vergine con le sue apparizioni a Ghiaie. A tutti i costi doveva separare Adelaide da Candido, uniti dalla santa Vergine per volontà di Dio nella stessa Missione Eucaristica, perché l’Eucarestia fosse conosciuta nel mondo come sorgente prima, unica e assoluta di Comunione d’Amore e di Pace.
La guarigione miracolosa di don Ettore Bonaldi
La conferma che Adelaide sia stata chiamata ad essere madre e sposa del sacerdote, a formare la perfetta coppia Eucaristica, a somiglianza della santa Vergine Maria Madre e Sposa di Cristo Crocifisso Sommo Sacerdote, possiamo ritrovarla in tutta evidenza nella guarigione miracolosa di don Ettore Bonaldi, religioso salesiano, ottenuta, presso l’Ospedale Policlinico di Milano, – per intercessione della santa Vergine – dalla preghiera incessante di Adelaide, che in questo Ospedale si trova a svolgere il lavorio di infermiera, 13 anni dopo esser stata cacciata con brutale violenza dal convento delle suore Sacramentine di Lavagna.
La guarigione miracolosa di don Ettore è un mirabile evento provvidenziale donato da Dio per Grazia alla Chiesa, a conferma della vocazione religiosa e della grande Missione che Adelaide ha ricevuto dalla santa Vergine nella seconda apparizione di Ghiaie, il 14 maggio 1944.
Questi i fatti:
Tornato in Italia, dopo aver compiuto un’indefessa opera missionaria in soccorso dei bambini poveri e della popolazione palestinese, nell’aprile 1966, don Ettore Bonaldi, viene ricoverato presso il reparto Sacco, dell’Ospedale Policlinico di Milano, dove Adelaide svolge il ruolo di infermiera caposala, avendo conseguito in questo Ospedale il diploma di infermiera professionale.
La diagnosi è estremamente grave: “sindrome emorragica irrefrenabile”, sintomo di una leucemia mieloide acuta, con insorgenza di diabete, cardiopatia ischemica, febbre altissima intermittente, dolori lancinanti al capo.
Adelaide, conosciuta in reparto col nome di Anna Maria, sorprendentemente si avvicina al sacerdote ogni giorno sempre più. Finito il turno, si accosta al suo letto, lo conforta e poi, in ginocchio, recita l’intero rosario di 150 avemaria chiedendogli di seguirla mentalmente, per non affaticarsi. Un giorno, gli mette addirittura al collo la propria catenina con l’effige della santa Vergine apparsa a Ghiaie.
Tanta attenzione per quell’ammalato è inspiegabile; nessuno, comunque, può dir nulla, perché quell’infermiera è molto apprezzata, non solo per la cura prestata agli ammalati, soprattutto è stimata per la professionalità dimostrata.
Ma la situazione precipita. I medici scuotono la testa. Le condizioni del paziente don Ettore Bonaldi sono gravissime. E tuttavia, nonostante i medici non diano scampo, il 24 maggio, dedicato a Maria Ausiliatrice, Adelaide ottiene che don Ettore sia portato a Ghiaie, al luogo delle apparizioni, dove, inginocchiata accanto a lui, prima di pregare il rosario, lo esorta a rivolgersi alla santa Vergine con queste semplici parole: “Se sei veramente apparsa, ascolta la mia preghiera”.
Ma le condizioni di don Ettore peggiorano ulteriormente. Una sera sembra proprio non ci sia alcuna speranza, tanto che la dottoressa Pellò, responsabile del reparto decide di escludere altri interventi terapeutici ritenendoli del tutto inutili.
Eppure, Adelaide si pone ancora in ginocchio accanto al letto di don Ettore, e continua a pregare tenendogli la mano, accompagnata, in questo estremo appello alla Grazia, da un giovane medico non credente, che, inginocchiato dall’altra parte del letto, tiene l’altra mano del prete ormai in agonia. Tutta la notte, don Ettore, ormai morente, la trascorre così.
In reparto tutti pensano ch’è giunto ormai alle ultime ore della sua vita. Ma alle prime ore dell’alba, uscendo come da un sonno profondo, a un tratto don Ettore si desta, poi lentamente si siede sul letto, sorride, e nel più grande stupore della dottoressa Pellò, giunta in reparto dal pronto soccorso sicura di trovarlo senza vita, don Ettore dice di sentirsi bene.
Esami immediati e ripetuti escluderanno ogni traccia della leucemia sorta in lui per portarlo inesorabilmente alla morte. Don Ettore può tornare all’insegnamento presso l’Istituto Magistrale delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Qualche tempo dopo tuttavia, accade un fatto davvero sorprendente e incomprensibile.
Nello stesso reparto in cui Adelaide, infermiera caposala, si era presa tanta cura di don Ettore, una malattia infausta costringe la stessa Adelaide a passare dalla condizione di infermiera a quella di paziente.
E’ tanto sfiancata, dalla malattia, da dover lasciare il lavoro e coricarsi in un letto del reparto. Il suo stato d’infermità, molto grave, presto viene confermato dagli esami del sangue che rivelano una preoccupante diminuzione di piastrine, e infine dalla diagnosi dell’ematologa dottoressa Pellò. Il referto clinico della dottoressa non lascia scampo: Adelaide è affetta da leucemia mieloide acuta, la stessa malattia che aveva aggredito do Ettore, e sembra proprio non ci sia nulla da fare.
I medici combattono, ma, inesorabilmente, gli effetti della malattia infausta si aggravano. Giorno dopo giorno, crisi ripetute conducono Adelaide a una condizione sempre più preoccupante, e una notte le sue condizioni si fanno disperate: la piastrinopenia peggiora in modo irreversibile, tanto che i medici, col passar delle ore, temono emorragie del sistema nervoso centrale. Adelaide è in immediato pericolo di vita. C’è solo da sperare che reagisca con tutte le sue forze al franamento.
Per questo, al mattino, la dottoressa Pellò, giunta in reparto dal Pronto Soccorso, e il giovane medico del reparto – lo stesso che, con Adelaide, aveva tenuto la mano di don Ettore – si affiancano ai due lati del letto di Adelaide prendendo le sue mani nelle loro mani.
E Adelaide sente, in quelle mani amiche che la trattengono, quanto è importante che viva ancora, e per quell’amore, tutto umano, resiste, perché così vuole anche la Madonna.
In accordo con la santa vergine, Adelaide ha dunque preso su di sé la malattia di don Ettore soffrendo per lui e con lui fino all’estremo della propria vita. Questo evento provvidenziale contiene, come ben s’intuisce, un mirabile disegno di Dio per Adelaide e per la Chiesa. Proviamo a comprenderlo.
Per scoprirlo dobbiamo soffermarci, brevemente, sugli ultimi momenti della vita di don Ettore, ovvero sulla sua morte, avvenuta 36 anni dopo la guarigione, il 24 luglio 2002; che brevemente raccontiamo.
Gravemente malato, ai primi di luglio dell’anno 2002, don Ettore viene ricoverato nel reparto di chirurgia dell’Ospedale di Clusone. Nei giorni successivi si aggravano le sue condizioni, e il 21 luglio perde conoscenza. Quel giorno è assistito dal nipote Adalberto e dalla moglie, che hanno dato il cambio a Italo, fratello di don Ettore. E’ domenica sera. Tutto è silenzio nella stanza, ma a un tratto, come uscendo da un sonno profondo, don Ettore inizia a salmodiare. Stupiti, Adalberto e la moglie si mettono in ascolto, ma non capiscono le parole che lo zio pronuncia. E’ una lingua che non conoscono. Lo spirito di don Ettore sembra vivere come in un’altra dimensione. In quel momento, accanto a loro, giunge un salesiano, don Camillo Giordani, amico di don Ettore. Adalberto e la moglie chiedono subito a lui cosa accade allo zio. La risposta li lascia allibiti: «Canta Messa in Aramaico!» E’ uno squarcio di luce abbagliante che conduce tutti i presenti in Terra Santa, dove don Ettore vive, con Cristo, le sue ultime ore, per morire, con Lui. E dirà Messa fino all’ultimo respiro.
Questo racconto ci permette di comprendere che don Ettore, unito a Cristo nell’anima con tutta la sua persona, ha partecipato interiormente alla Passione di Cristo per tutta la vita, in una Messa ininterrotta, fino all’ultimo istante.
Come non vedere allora, in don Ettore agonizzante sul letto del reparto del Policlinico, il sacerdote che, unito a Cristo sale il Calvario per morire con Cristo, e in Adelaide orante accanto a lui, la religiosa, unita alla santa Vergine Addolorata, che sale il Calvario per soffrire e morire con il Divin Figlio Sposo!
E comprendere che in don Ettore sacerdote, Adelaide vedeva Cristo sofferente, poiché ogni sacerdote è figura di Cristo, e che, quale suora Sacramentina, desiderava partecipare alla sofferenza di don Ettore alter Christus, come vittima espiatoria, testimoniando così la vocazione religiosa alla quale la santa Vergine l’aveva esortata: essere sua immagine quale Madre e Sposa del Divin Figlio Crocifisso.
La qual cosa non deve stupire.
Perché, fin da bambina Adelaide aveva imparato a riconoscere Cristo nel sacerdote; in particolare partecipando alle Messe celebrate nel bosco da Candido coi bambini martiri mandati dal Cielo e col fanciullo Gesù, sentendo nel cuore d’essere nata per essere suora; vocazione confermata il 14 maggio dalla santa Vergine, che ha unito, quale mediatrice della Divina Sapienza, Adelaide e Candido nella stessa Missione Eucaristica, eleggendo Candido sacerdote per sempre tutto di Dio, e Adelaide suora per sempre tutta di Dio.
La guarigione miracolosa di don Ettore rivela la vera vocazione di Adelaide chiamata ad essere madre e sposa del sacerdote, come Maria Madre e Sposa di Cristo Crocifisso, Sommo Sacerdote, a formare la perfetta coppia Eucaristica
Solo in questa luce è possibile altresì capire che l’’incontro fra don Ettore e Adelaide, in quella corsia d’ospedale, è predisposto dal Cielo perché, nella Fede in Cristo, ognuno possa vedere: il letto d’ospedale trasfigurato in un altare, l’ospedale in una chiesa, e in don Ettore e Adelaide uniti nel dolore, la perfetta coppia eucaristica.
La guarigione di don Ettore, non è dunque, da considerarsi semplicemente un evento prodigioso, ma un frutto della Grazia ottenuta da Cristo col suo santo Sacrificio, al quale don Ettore ha partecipato, in persona Christi, unito ad Adelaide, figura della santa Vergine Addolorata.
Adelaide apostola degli ultimi tempi
Io obbedisco alla Mamma e vedremo se sarà più forte la mia Mamma o satana, da questo risultato si vedrà il vero cammino dell’uomo sulla terra, se devoto a satana o a Dio.
così scrive Adelaide al suo biografo in un passaggio cruciale della lettera del giorno 11 gennaio 2014, dopo aver constatato, con grande dolore, la viltà e il tradimento dei preti, che, in accordo con gli ecclesiastici di potere, hanno censurato il perdono chiestole dal Santo Padre Benedetto XVI°, grazie al quale sarebbe stato conosciuto il suo Martirio e sarebbero state approvate le apparizioni di Ghiaie.
Con questa dichiarazione Adelaide lancia la sfida ai nemici della santa Vergine, ponendosi, con lei, AL CENTRO DELLA BATTAGLIA FINALE nella quale l’uomo sarà chiamato a scegliere, nel dramma della storia: fra il vero Cristo e il falso cristo, satana, che intende distruggere la Creazione di Dio, prima di tutto lo stesso uomo; fra la Verità della Fede in Cristo e la menzogna di una falsa fede nell’uomo che si fa dio; fra la salvezza nella Luce Eterna e la dannazione nel buio eterno, e dunque, fra la Chiesa di Cristo e la chiesa del diavolo.
Per questo, sapendo bene in quale posizione la Divina Provvidenza ha posto Adelaide, gli ecclesiastici di potere hanno inferto ad Adelaide un inesausto e feroce MARTIRIO, fino a strapparle il velo di novizia Sacramentina, dopo averle lacerato il velo dell’intimità fisica, a sette anni, perché NON DIVENTASSE MAI SUORA, e così distruggere la GRANDE MISSIONE EUCARISTICA ricevuta, dalla santa Vergine, PER LA CHIESA DEGLI ULTIMI TEMPI.
Poi hanno ridotto il messaggio delle apparizioni a mera e generica devozione, favorendo scritti assai mediocri perché Adelaide fosse deformata nella persona e chiudere la sua storia all’inessenziale, riducendo infine Adelaide al silenzio, operazione condotta con mezzi feroci e omertosi, che ha caratterizzato soprattutto l’ultima fase del suo martirio, inasprita, non solo dalla sofferenza causata dal tumore che l’ha sfiancata, ma anche dalla costrizione da lei subita e accettata per salvaguardare la propria esistenza in attesa di un aiuto in favore della Grande Missione ricevuta dalla santa Vergine, continuando a pregare e soffrire.
In accordo con la santa Vergine, Adelaide si è posta al centro nell’estrema battaglia fra la santa Vergine e il demonio fino al momento della morte.
Lo si comprende ricordando che Adelaide viene accolta nel manto di Maria, per essere condotta in Cielo, alle ore 3 della notte, conosciuta come l’ora del diavolo, in quanto opposta all’ora della morte di Nostro Signore Gesù: le 3 del pomeriggio. Evento decisivo, grazie al quale si può affermare che:
poiché Adelaide muore, secondo il disegno della Divina Provvidenza, proprio nell’ora nel diavolo, per essere accolta nel manto di Maria, e scacciare per sempre, con la Luce di Cristo, le tenebre di quell’ora, Adelaide viene collocata, al termine della sua vita, definitivamente, dalla Divina Sapienza, nell’ora più tenebrosa del tempo, nel momento in cui il diavolo vuole ghermire le anime suscitando la paura e la disperazione di precipitare nel nulla senza fine.