La santa Vergine Corredentrice, gli apostoli, e il Ministero Sacerdotale

Con la presente riflessione si offre un terzo passaggio per la comprensione profonda delle apparizioni della santa Vergine nel piccolo villaggio di Ghiaie, continuando a riflettere sul messaggio offerto dalla santa Vergine nell’epifania più importante, quella del 28 maggio 1944, solennità di Pentecoste, secondo il racconto di Adelaide, in particolare sul Ministero Sacerdotale, custodito dalla santa Vergine e affidato, con la discesa dello Spirito Santo, a Pentecoste, agli apostoli perché possano esercitarlo in Cristo, Unigenito Verbo di Dio, Sommo Sacerdote, affinché, nel suo santo Sacrificio, tutti gli uomini siano liberati dal peccato e dalla morte e uniti come una sola cosa con Lui e in Lui.
Le mani della santa Vergine Corredentrice e il Ministero Sacerdotale
Come abbiamo rilevato, il 28 maggio 1944 solennità di Pentecoste, appena appare, la santa Vergine esorta Adelaide a pregare per i peccatori ostinati che non pensano alla morte mostrando nelle mani due colombi scuri dalle teste divaricate. La circondano otto angeli rosa e azzurri collocati a coppie e l’affiancano due apostoli: san Matteo e san Giuda Taddeo.
Cerchiamo di comprendere la relazione fra le parole della santa Vergine in favore dei peccatori ostinati che non pensano alla morte, la figura dei due colombi scuri dalle teste divaricate nelle sue mani, e i due santi apostoli che l’affiancano.
Per comprendere bene questa relazione occorre ricordare che
anche nell’apparizione del 18 maggio, solennità dell’Assunzione, la santa Vergine aveva supplicato Adelaide di pregare per i peccatori ostinati dicendo: «Prega per i poveri peccatori più ostinati che stanno morendo in questo momento e che trafiggono il mio Cuore»,
e che quel giorno si era presentata vestita con gli stessi colori con cui si rivestirà dell’apparizione di Pentecoste, attorniata dal coro degli stessi angeli rosa e azzurri, ma senza i colombi scuri nelle mani e senza i due santi al suo fianco.
Cerchiamo allora di comprendere questa differenza, così evidente fra le due apparizioni nelle due grandi solennità della Pasqua connesse fra loro: l’Ascensione e la Pentecoste.
Occorre dapprima confrontare le due implorazioni in favore dei peccatori ostinati fatte dalla santa Vergine nelle due solennità della Pasqua.
Che, sia pur tanto simili, a un esame attento, si rivelano assai diverse poiché ciascuna è in stretta relazione col Tempo Liturgico della Chiesa nel quale sono espresse.
Il giorno 18 maggio, solennità dell’Ascensione la santa Vergine dice queste parole:
«Prega per i poveri peccatori più ostinati che stanno morendo in questo momento e che trafiggono il mio Cuore».
Mentre il giorno 28 maggio, solennità di Pentecoste, la santa Vergine dice queste altre parole:
«Prega per i peccatori ostinati che fanno soffrire il mio Cuore perché non pensano alla morte».
A una prima lettura, le due implorazioni paiono sostanzialmente identiche, ma, ad una lettura più attenta, si nota che differiscono nel contesto temporale in cui ciascuna è collocata, e nel carattere di ciascuna.
Esaminiamole dunque, in successione,
cominciando dalla prima implorazione «Prega per i poveri peccatori più ostinati che stanno morendo in questo momento e che trafiggono il mio Cuore».
Questa implorazione ha un carattere oggettivo, riguarda infatti, il momento in cui la morte agisce sull’uomo peccatore ostinato e impenitente che trafigge il Cuore della santa Vergine, com’è avvenuto sul Calvario, dove è stata costretta a vedere l’uomo peccatore rifiutare il santo Sacrificio del Divin Figlio Redentore, e la sua anima precipitare all’Inferno, nel buio eterno.
La seconda implorazione invece, «Prega per i peccatori ostinati che fanno soffrire il mio Cuore perché non pensano alla morte» ha un carattere soggettivo, riconoscibile nell’esortazione a pensare alla morte rivolto ai peccatori, soprattutto ai peccatori ostinati, affinché si liberino da false concezioni della vita che li spingono a peccare rischiando di precipitare, con la morte, all’Inferno, nel buio eterno, provocando un atroce dolore al Cuore della santa Vergine.
Le due implorazioni si rivelano dunque in connessione fra loro e in continuità col Tempo della Pasqua, ma differiscono.
Infatti,
- la prima è connotata dal tempo oggettivo della Redenzione dell’umanità attuata mediante il santo Sacrificio di Cristo Asceso al Cielo.
- la seconda è connotata dal tempo soggettivo della Chiesa chiamata, a Pentecoste, alla Missione della salvezza delle anime e dell’unità degli uomini mediante il santo Sacrificio Eucaristico.
Si comprende così, perché gli apostoli non compaiono nell’apparizione dell’Ascensione, ma solo nell’apparizione di Pentecoste, giorno in cui, al Cenacolo, dove – presenti gli Apostoli, Cristo ha istituito l’Eucarestia – inizia la Missione Apostolica della Chiesa.
I due santi apostoli che fiancheggiano la santa Vergine rappresentano pertanto l’intero collegio apostolico presente al Cenacolo, all’Istituzione dell’Eucarestia, il Giovedì Santo,
giorno in cui Cristo celebra il suo santo Sacrificio – attuato il giorno successivo con la sua santa Passione e Morte sulla Croce
che gli apostoli, a Pentecoste, dopo l’Ascensione di Cristo, saranno chiamati a celebrare per la salvezza delle anime e l’unità degli uomini nell’Amore di Cristo, fino alla fine dei Tempi, ovvero fino al Trionfo definitivo di Cristo sul peccato e sulla morte.
Giunti a questo punto, è d’obbligo porre un ultimo quesito e chiedersi:
perché la santa Vergine è apparsa a Pentecoste solo con quei due apostoli? Cosa lega san Matteo a san Giuda Taddeo, e come possono questi due apostoli rappresentare tutti gli altri?
Per rispondere a questa domanda occorre osservare bene la loro posizione ai due lati della santa Vergine che a Pentecoste appare nell’aspetto di una grande Regina – raffigurata dal diadema a forma di corona tempestata da piccole perle luminose di diversi colori.
Posti su una stessa linea orizzontale ai due lati della santa Vergine scorgiamo in loro una continuità di significato, semplicemente ricordando la posizione occupata da ciascuno dei due apostoli nella Bibbia: san Matteo, collocato all’inizio del Nuovo Testamento quale cerniera con i libri dell’Antica Alleanza, e san Giuda Taddeo, alla soglia del libro dell’Apocalisse.
In questa luce, i due santi apostoli appaiono con estrema chiarezza, come due porte della Parola di Dio; e di conseguenza, la santa Vergine, in mezzo a loro, come il Luogo Santo della pienezza, dell’integrità e dell’unità della stessa Parola,
e perciò come il centro della storia della Salvezza, perché Ella ha concepito nel suo Seno il Verbo di Dio, sceso dal Cielo per liberare gli uomini dal peccato e dalla morte per riunirli al Padre nel suo santo Sacrificio d’Amore.
E dunque,
nella santa Vergine, affiancata da due santi apostoli, riconosciamo l’unità della Parola Immolata per Amore, che dalla Genesi all’Apocalisse, canta ininterrottamente l’Amore del Creatore per la Sua creatura, come amore di coppia, amore fra due amanti, due fidanzati, due sposi.
Verità grazie alla quale possiamo afferrare anche la relazione fra la figura dei due colombi neri e divaricati negli sguardi che la santa Vergine nelle mani, e i due apostoli, san Matteo e san Giuda Taddeo, quali rappresentanti dell’intero collegio apostolico.
Per afferrare il significato di questa relazione, identificando nei due colombi neri nelle mani di Maria, il santo Sacrificio di Cristo,
occorre:
dapprima ricordare l’atroce martirio da Lei sofferto, sull’immenso altare del Golgota, nella separazione dal Figlio orribilmente Crocifisso, che restituisce al Padre, col proprio Spirito, lo Spirito della Madre,
e poi vedere che, insieme allo Spirito della Madre, Cristo restituisce al Padre il Ministero Sacerdotale custodito in lei, fino a quel momento, in nome della Chiesa, dall’Incarnazione, affinché sia donato agli apostoli con la discesa dello Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste, in cui nasce la Chiesa.
La relazione che lega la santa Vergine agli apostoli al suo fianco, quali rappresentanti dell’intero collegio apostolico, si comprende dunque così:
- sotto la Croce, obbedendo al Figlio, nella separazione da Dio e dal Figlio, la santa Vergine si separa dal Ministero Sacerdotale (che tuttavia continuerà ad abitare in Lei ecclesialmente)
- perché, dal Divin Figlio, Asceso al Cielo, il Ministero Sacerdotale sia affidato, a Pentecoste, all’Unica Sua Chiesa,
- così che gli apostoli possano esercitarlo in Lui, Unigenito Verbo di Dio, Sommo Sacerdote, affinché, nel suo santo Sacrificio, tutti gli uomini siano liberati dal peccato e dalla morte e uniti come una sola cosa con Lui e in Lui.
In conclusione, possiamo dire che:
affiancata da due santi apostoli e mostrando nelle mani due colombi neri e divaricati negli sguardi,
la santa Vergine supplica Adelaide a pregare per i peccatori che non pensano alla morte affinché si pentano, si convertano, si confessino, e ricevano la assoluzione dei loro peccati dagli apostoli della Chiesa
che per Grazia di Dio, a Pentecoste, hanno ricevuto il potere di liberare i peccatori dall’eterna morte dell’anima e condurli, mediante il santo Sacrificio Eucaristico, alla Comunione con Dio.